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Francesca Gatti design@newitalianblood.com
newitalianblood design & art director
Francesca Gatti, studentessa, nata a L'Aquila l'11/09/1983
Dopo la maturità classica si iscrive al corso di laurea in Industrial Design presso la facoltà di architettura de "La Sapienza" di Roma dove si laurea con una tesi dal titolo "TRITTICO: Interactive design project". Attualmente frequenta il corso di Laurea specialistica in Storia dell'arte presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna e il Corso di studi Curatoriali per l'arte contemporanea presso il Centro Espositivo Sloveno di Venezia. Collabora con vari professori e partecipa a concorsi di design nazionali e internazionali. Appassionata di interactive design e arte digitale segue i più importanti festival d'Europa (Transmediale, Ars Electronica, Sonar, Art Futura, Cybersonica) alla ricerca di novità e talenti.


INTERACTIVE DESIGN - EDITORIALE

Per anni il design e la progettazione hanno operato nell’ambito della creazione di spazi e oggetti che rispondessero a specifiche esigenze funzionali o artistiche. L’ambito operativo era lo spazio fisico. In molti hanno avvertito la saturazione oggettuale dello spazio fisico come un limite alla creatività e hanno indirizzato la propria ricerca verso una nuova estetica. Più che a creare dal nulla si è cominciato a reinterpretare spazi e oggetti esistenti attraverso luci, suoni, odori ed espedienti che permettono di attribuire nuovi valori e funzioni più coerenti all’attualità, trovandosi, quegli stessi oggetti, in un tempo che non è più quello in cui sono stati concepiti. Alcuni designer hanno abbandonato la fisicità scegliendo di progettare nello spazio digitale, regolato da parametri acritici che superano limiti insormontabili nel primo. Le nostre vite sono pervase da elementi immateriali: musica, film, immagini ora ridotti a informazioni che non necessitano di supporti materiali (cassette, cd, dvd…) ma solo di dispositivi che li traducano in messaggi sensibili. Questo è l’ambito dell’INTERACTIVE DESIGN.
Risulta evidente quanto la tecnologia sia presente (spesso invadente) nella nostra vita. La complessità dei dispositivi elettronici, le innumerevoli funzioni dei software recenti (rese spesso criptiche da interfacce poco chiare e intuitive) possono portare ad un’omologazione di usi e risultati da parte degli utenti. La maggior parte delle persone, infatti, si limita ad apprendere le funzioni più semplici e immediate che rispondono ad esigenze minime. Si crea così una mediocre tautologia per cui:
- si utilizzano funzioni minime
- che rispondono ad esigenze minime
- si è indotti a pensare che le funzioni minime siano quelle realmente necessarie al nostro benessere, alla nostra self-expression.
Non è ammissibile che la tecnologia determini le nostre esigenze, né che la nostra espressività sia vincolata da difficoltà tecniche derivanti dalla non comprensione delle potenzialità dei dispositivi elettronici. L’uomo non può essere declassato alla categoria di utente. Il concetto di utenza deve essere sostituito da quello di esperienza. Nell’esperienza interattiva la comunicazione che avviene tra soggetto e dispositivo non è univoca e unidirezionale: non avviene che il dispositivo palesi (nel migliore di casi) la sua funzione principale e che il soggetto la utilizzi senza diritto di replica. L’interazione prevede un uso partecipativo da parte del soggetto che, attraverso i suoi input, modifica la risposta del dispositivo. Un giusto valore attribuito al feedback permette una comunicazione trasversale, ristabilisce una dovuta gerarchia tra uomo e tecnologia, creatore e creato. L’invasione della tecnologia in quasi tutti gli ambiti della nostra esistenza non deve essere la celebrazione del tecnicismo, né l’uso che ne facciamo “la maniera della macchina”.
La tecnologia serve (nel senso etimologico del termine) all’umanesimo, all’espressione dei valori dell’uomo e alla soddisfazione delle sue esigenze reali, non indotte. Certa di tale assunto, in questo anno di direzione della sezione di INTERACTIVE DESIGN di Newitalianblood.com presenterò designer e artisti che con i loro lavori concorrono alla formulazione di una nuova estetica: l’estetica dell’interattività. A ribadire la necessità di un’esperienza umanistica della tecnologia parleremo di arte, di certa arte che trova nella tecnologia un valido ausilio all’interazione con il pubblico. Non solo high-tech, ma low-tech rielaborato e preposto alla spiegazione di concetti nuovi e alla soddisfazione di nuove esigenze. L’uso della tecnologia nell’arte contrasta la freddezza a cui generalmente essa è associata. È solo nel ruolo di mezzo per veicolare valori, idee e messaggi umani che essa si riempie di vitalità e cessa di essere il secondo termine nella dialettica uomo-macchina.
Molti degli Special Guest della nuova sezione hanno preso parte e ricevuto premi nei maggiori festival di arte digitale d’Europa: Transmediale di Berlino (Febbraio), Sònar di Barcelona (Giugno. Prossimamente su Newitalianblood.com ci sarà il reportage dell’edizione 2006), Ars Electronica di Linz, Austria (Agosto).

Di seguito alcuni dei futuri Special Guest:
James Clar
Marius Watz
Usman Haque
Sota Ichikawa+Seiko Mikami
Agnes Meyer Brandis
Platoniq
Camille Utterback
Laetitia Sonami
Edwin van Der Heide
Atau Tanaka
UVA
Rachel Wingfield & Mathias Gmachl
Michael Hohl
Maurice Benayoun